Aglaspidids & Xiphosurans

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Gli Aglaspidi (ordine classificato come Aglaspida o Aglaspidida), sono artropodi del Paleozoico inferiore praticamente sconosciuti in Italia ed appena (forse) citati sui nostri libri di testo; essi sarebbero correlati ai Chelicherati in base ad alcune similitudini morfologiche, simili agli attuali Limuli ed Euripteridi (scorpioni di mare); si rinvengono praticamente solo nei livelli del Paleozoico, con una distribuzione che va dal Cambriano sino e non oltre alla fine del Siluriano.
Attualmente si conoscono attualmente solo una decina di localitą al mondo in cui si rinvengono questi remoti e rarissimi artropodi..

La morfologia, sebbene simile a quella dei trilobiti se ne differenzia per alcune caratteristiche fondamentali: l'esoscheletro sebbene tripartito trasversalmente (prosoma, opistosoma e spina caudale, vedi ricostruzione) non lo é in senso longitudinale. Il cephalon é robusto e ben sviluppato munito talvolta di spine posteriori (tipo spine genali dei trilobiti) e l'apparato visivo risulta assai ben sviluppato, caratterizzando l'organismo come probabile attivo predatore.
La struttura degli occhi é comunque differente da quella classica dei trilobiti, cioé non é costituita da una associazione di lenti visibili almeno ad occhio nudo.
La parte toracica é segmentata costituita da una decina-quindicina di setti e termina con un telson (o spina caudale) piu' o meno sviluppato.
Gli individui potevano raggiugenre dimensioni ragguardevoli (20cm), facendo di essi dei temibili predatori di trilobiti. Molte tracce di predazione su fossili dell'epoca sono in effetti da imputarsi ad aggressioni dovute ad aglaspidi.
Alcuni ichnofossili chiamati "Protichnites" sembra siano tracce lasciate da specie di aglaspidi od organismi affini.

Aglaspide_morphology

I fossili che saranno analizzati in dettaglio  nella presente pagina appartengono al genere Beckwithia typa.
Ringrazio vivamente di cuore Carlo Kier per avermi fornito gli esemplari riportati in queste pagine, cosi’ come le foto degli esemplari (vedi citazione) appartenenti alla sua collezione personale.

Voglio ancora una volta mettere in evidenza la raritą di questi artropodi nei livelli della Weeks Formation e lo loro importanza nel contesto paleoecologico ed evolutivo. Quando non citato, i reperti appartengono alla mia collezione privata

Beckwithia typa_full

Phylum: Arthropoda; Aglaspida > Incertae sedis
Subphylum: Chelicerata;
Classe: Merostomata;
Ordine: Aglaspida
Genere: Beckwithia
Specie: Beckwithia typa

Dimensione campione: 5.5cm x 5cm

Weeks Formation, House Range, Millard County, Utah; USA
 

Beckwithia typa_cephalon

Lastra presentante due esemplari di Backwithia ben conservati. Le dimensioni dell’esemplare completo a destra sono di 70 mm (sagittale), mentre il cephalon (prosoma) dell’esemplare a sinistra é di 30mm x 20mm. Rispetto all’esemplare soprastante, é ben visibile la spina caudale e le spine pleurali nella parte posteriore. Nell’area cefalica si possono osservare i tubercoli caratterizzanti l’ornamentazione e gli occhi.

Beckwithia_double
Beckwithia_double_zoom

Dettaglio del cephalon di Beckwithia typa; sono ben visibili le due spine cefaliche laterali, i tubercoli caratterizzanti la superficie del carapace e gli occhi.

Beckwithia_cephalon_detail

In questo secondo esemplare (larghezza max 2cm) nettamente meglio conservato si osserva con maggior dettaglio la granulositą che caratterizzava la superficie del cephalon ed in particolare la morfologia dell’apparato visivo; nell’ingrandimento in basso acquisito con camera CCD (cliccare sull’immagine per ingrandire > attenzione sarą una pop-up window) gli occhi non presentano una struttura composita come quella che si rinviene nei trilobiti o nel Limulus con cui risulterebbe piu’ strettamente imparentato (od ai Chelicherati in generale). Si puo’ quindi parlare di ocelli piuttosto che di  lenti? Il tema é da approfondire e sono evidentemente benvenuti suggerimenti od indicazioni al fine di migliorare l’informazione presente in questa pagina.

 

Blue_Eyes_small

Non facciamoci comunque delle illusioni, questi Aglaspidi restano comunque molto rari ed il rinvenimento di esemplari integri come quelli riportati nelle immagini precedenti risulta comunque assi sporadico. Nella doppia lastra (dimensioni 9cm x 11cm la piu’ grande a destra) proveniente dalla Weeks Frm. Utah (USA) si osserva il “fantasma” di un aglaspide in posizione ventrale. Si indovina con fatica il cephalon, la silouette ed il telson, sopratutto nella lastra di destra. Ma si puo’ cercare di migliorare il livello di dettagli trattando le immagini con un software di trattamento di immagine quale Adobe Photoshop.

Aglaspis sp.

Effettuiamo un flip orizzontale dell’immagine di destra, aumentiamo il contrasto dei livelli analizzando l’istogramma delle rispettive bande RGB caratterizzanti l’immagine, incrementiamo il contrasto anche con un mask sharpen e sovrapponiamo i due risultati su due livelli differenti. Un’operazione di band composition é necessaria per fondere correttamente le informazioni presenti sulle due immagini in un layer unico.

Il risultato appare nell’immagine sottostante di sinistra. Si puo’ riconoscere ora la morfologia semisferica del cephalon, la posizione centrale degli occhi (visibili come due circonferenze rosate), strutture laterali a sinistra (tergiti), la parte centrale della regione assiale ed a sinistra probabili appendici associate all’apparato locomotorio (simili a quelle dei Trilobiti), infine la parte caudale meglio, conservata, con il lungo telson orientato verso destra.
L’immagine a destra rappresenta la ricostruzione dell’organismo. Le linee nere corrispondono a linee di frattura sulla lastra.

aglaspis_IP
aglaspis brutto

A sinistra é visibile cio’ che resta di un’aglaspide (probabilmente si tratta di  Bekwithia sp.).

Provenienza: Weeks Formation, Utah, USA
Dimensioni lastra: 12cm x 10cm.

Vista dorsale di cui si riconoscono le tergiti e parte del cephalon con le spine cefaliche; assente é la spina caudale.
Il colore grigio azzurro del fossile é probabilmente legato alla sostituzione dell’esoscheletro con della glauconite.

L’assenza in questo esemplare dell’esoscheletro originale ed il colore giallo della matrice indica un probabile ambiente di fossilizzazione di tipo anossico (ed acido), che ha portato alla quasi completa dissoluzione delle parti mineralizzate dell’esoscheletro stesso.

Non é ancora chiaro se quest’ultimo fosse chitinoso (fosfatizzato) o mineralizzato, sebbene la prima ipotesi possa risultare la piu’ probabile.


Nel paragrafo successivo illustro come ricostruitre un’esemplare di Aglaspide (questa procedura puo’ essere applicata anche ai trilobiti od altri organismi a simmetria bilaterale) per disegnarne la morfologia di base.
A partire da un (eccezionale) esemplare di Beckwithia typa, appartenente alla collezione di Luc Hennion, tramite Adobe Photoshop é stata riportata in asse la spina caudale ed il caphalon dell’organismo. Tagliato lungo l’asse sagittale (utilizzo un termine impiegato per la descrizione morfologica dei trilobiti), é stata effettuata una operazione di “mirroring” per duplicare la parte sinistra sulla parte destra. In questa maniera si rispetta la normale simmetria dell’artropode e si eliminano le deformazioni dovute al processo di fossilizzazione o contrazione muscolare post-mortem.

Beckwithia ricostruzione

Il risultato che si ottiene si puo’ osservare nell’immagine precedente, dove da A, esemplare positivo ma deformato probabilmente a causa di un contrazione muscolare che ha piegato la spina caudale verso destra, si passa a B in cui viene ricostruito l’organismo con doveva essere in vita. Il processo successivo é quello di disegnarne i caratteri salienti con un programma di grafica vettoriale, nel mio caso impiego Adobe Illustrator, ma altri softwares come Macromedia Freehand, Canvas o Corel Draw potranno essere di uguale utilitą.
Differenti spessori del tratto sono da utilizzare, in funzione dell’importanza e del livello di certezza nella ricostruzione dell’organismo. Non avendo in effetti il campione sotto mano (purtroppo!), certi particolari possono sfuggire, come alcune forme del rilevo, dettagli delle spine od altre delicate caratteristiche. Nell’immagine in alto, in cui viene descritta la morfologia generale dell’individuo, si puo’ osservare il risultato. Un’altra ricostruzione é la successiva. Anche di questa forma é stata modificata la posizione per ottenerne un aforma piu’ simmetrica. La foto dell’esemplare Glypharthus thomasi (Walter, 1924), mi é stata gentilmente fornita da Carlo Kier. Anche esso proviene dal Cambriano superiore del Wisconsin.

Glypharthus ricostruzione

Nella sezione che segue sono illustrati alcuni esemplari di Aglaspidi che mi sono stati gentilmente formiti (le foto ovviamente) da collezionisti e specialisti. Li ringrazio vivamente per il loro impegno. Si tratta in generale di esemplari unici nel loro genere e molto ben conservati. Tutti gli esemplari riportati provengono dalla Weeks Formation, Utah (USA) datati al Cambriano medio-inferiore.

Beckwithia_typa__weeks_form__cambrian__Utah
weeks buggs new 005

L’aglaspide soprastante risulta attualmente ancora non classificato trattandosi di una specie mai rinvenuta prima. Nonostante la grande quantitą di esemplari riportati in questa pagina ed il loro stato di conservazione, questi artropodi si rinvengono molto difficilmente.

Aglaspis sp

A destra un aglaspide (Beckwithia ?, 20mm) di cui si sono conservate in maniera eccezionale le antenne ed il limbo.
La mineralizzazione blu  é dovuta alla una sostituzione del tessuto del carapace (di composizione fosfatica) con Vivianite (fosfato idrato di ferro: Fe3(PO4)2-(H2O)8 durante il processo di fossilizzazione.
Ringrazio Ru Smith per avermi concesso il permesso di pubblicare questa foto.
I would like to thank Ru Smith for his kindly permission to publish this picture.
http://rusmithsgallery.fotopic.net/c1442595.html

weeks buggs new 001
Beckwithia klein
Aglaspis-with-limbs-and-ant

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