fond_Lagerstatten

HUNSRÜCK SLATE - Devoniano inf. 392~388Mda

Paleo_Hunsrück

Il lagerstätten del Devoniano inferiore delle Hunsück Slate nella Germania occidentale, é diventato famoso in tutto il mondo per le sue fossilizzazioni piritizzate che conservano ancora con notevole dettaglio le parti molli degli organismi conservati.
In questi caratteristici scisti neri sono state rinvenute faune a trilobiti, cnidari, ctenofori, cefalopodi, tentaculites, anellidi, artropodi ed echinodermi.
Tutti questi organismi principalmente comportanti uno stile de vita di tipo bentonico e nectonico sono stati fossilizzati in condizioni estremamente favorevoli alla loro conservazione, cioé rapidamente ed in assenza di ossigeno. Condizioni che hanno permesso la conservazione di dettagli estremamente fini dei tessuti organici. I sedimenti argillosi e siltosi che compongono questi livelli appartenenti del Massiccio Renano della Germania occidentale sono stati metamorfosati dall’Orogenesi Varisica e questo processo ha prodotto l’intenso clivaggio che si rinviene in queste rocce. I fossili, spesso frammentati, non abbondanti e limitati ad alcuni livelli si rinvengono esclusivamente dove la fratturazione si sviluppa parallelamente al piano di stratificazione.

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Non é ancora chiaro il meccanismo che ha portato alla morte improvvisa di queste faune; secondo alcuni autori (Brett & Seilacher, 1991) correnti sottomarine hanno eroso e portato in sospensione sedimenti ricchi in solfiti, che hanno creato una miscela micidiale per le faune che vennero in contatto con queste acque inquinate e povere in ossigeno. Secondo altri (Bartels & Basse, 1990 e Bartels 1995) sono stati piuttosto sedimenti estremamente fini provenienti da flussotorbiti che hanno letteralmente soffocato le branchi degli artropodi e sistemi ambulacrali degli echinodermi investiti da queste nubi di materiali in sospensione. In ogni caso successivamente al processo di seppellimento, é iniziato il processo di piritizzazione, grazie all’assenza di O2, un’apporto di Fe dai tufi provenienti dai vulcani relativamente abbondanti nella regione ed evidentemente grazie al’attività dei batteri anaerobi che hanno permesso la formazione della Pirite (FeS2). Questo processo si é sviluppato attraverso l’ossidazione dei solfiti (sia via l’attività batterica degli anaerobi che degli aerobi) in zolfo elementare, il quale reagendo con l’ FeS presente nel sedimento (e creato in precedenza dagli anaerobi dalla materia organica in decomposizione via il processo H2S + Fe2+ -> FeS) ha dato origine alla pirite framboidale. Questa pirite richiedendo un certo apporto di ossigeno per formarsi, ha portato a considerare l’ambiente di fossilizzazione sito nell’interfaccia ossidazione-riduzione del sedimentio a pochi centimetri dalla superficie del fondo marino.

Attualmente le cave di estrazione di questi scisti sono chiuse, gran parte del materiale che si rinviene sul mercato fa parte di vecchie collezioni, o le lastre ancora disponibili sono re-importate dal Portogallo, Spagna od Oltreatlantico e non stanno fornendo fossilizzazioni interessanti (Hermann Lints, comunicazione personale). Gli esemplari di questa pagina consistono in un artropode particolarmente interesante ed una medusa appartenente al gruppo delle “caravelle”.


mimetaster_full

Phylum: Arthropoda Siebold & Stannius, 1895
Phylum: Schizoramia sensu Hou & Bergström, 1997
Superclasse: Lamellipedia Hou & Bergström, 1997 sensu Hou & Bergström, 1997
Classe: Marrellomorpha (Beurlen, 1934) Störmer, 1944
Ordine : Mimetasterida Beurlen, 1934
Famiglia :Mimetasteridae
Mimetaster hexagonalis Gürich, 1932

Devoniano inf., Pragiano-Emsiano medio-inf.

Bundenbach - Germania

Mimetaster hexagonalis
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Phylogeny Mimetaster

Mimetaster é stato studiato in maniera approfondita da Strümer e Bergström (1976). La parte cefalica dell’animale é decisamente demarcata dal resto del corpo. Composta da un grande scudo cefalico con un massiccio labrum posto nella parte ventrale da cui si sviluppano tre paia di appendici uniramose.
Il primo paio é caratterizzato da delle antenne, filiformi e segmentate; il secondo ed il terzo sono decisamente piu’ massiccie, utilizzate per la locomozione ed aventi dimensioni (sopratutto il secondo paio) superiori alla lunghezza del corpo. Appendici analoghe sono state rinvenute in altri artropodi, in particolare in Marrella.
La parte centrale, ovale, dello scudo cefalico é solo un quinto della lunghezza totale (inferiore generalmente a 45mm), da esso si dipartono sei prominenti lunghe spine che si sviluppano lateralmente allo scudo stesso. Un paio di occhi (presumibilmente di tipo composito) erano siti su lunghi peduncoli. Il thorax é composto da circa 13 somiti (segmenti toracici) e con dimensioni decrescenti come in Marrella.
Ogni somite possiede due appendici biramose decrescenti in lunghezza man mano che ci si allontana dalla base. Non si osservano strutture analoghe a gnatobasi come nei trilobiti.
A sinistra riporto l’ipotetica filogenia di Mimetaster e le relazioni che esistono con altri marrellidi come Furca (Ordoviciano del Marocco e della Bohemia), Marrella del Cambriano di Burgess e Chengjiang e Vachonisia, coeva di Mimetaster e rinvenuta nei medesimi argilloscisti del Devoniano tedesco di Hunsruck Shale. Cliccare sul grafico per accedere alla filogenia relativa agli Schizorama e legami con arachnomorpha e parvancorinomorpha

Mimetaster morfologia
marrellids

Sequenza di marrellomorpha di cui si possono riconoscere Marrella splendens (coll. personale), Furca mauretanica (coll. Luc Hennion), Mimetaster hexagonalis e Vachonisia rogeri (http://www.bundenbachfossilien.de), da sinistra a destra rispettivamente


Phylum: Cnidaria Haeckel, 1881
Classe: Hydrozoa Owens, 1843
Ordine: Hydroida Johnston, 1836
Sottordine: Chondrophorina Chamisso and Eysenhardt, 1821
Genere: Plectodiscus
Plectodiscus discoideus Yochelson et al. (1983)

Devoniano inf., Pragiano-Emsian medio-inf.

Bundenbach - Germania

Diametro 113 mm

Chondrophorine

La forma precambriana Ovatoscutum concentricus rinvenuta nelle faune di Ediacara, White Sea, Ukraina e Podolia, descritta da Martin Glaessner e Mary Wade nel 1966, possiede caratteristiche morfologiche analoghe a Plectodiscus (vedi immagine a lato tratta da:
http://en.wikipedia.org/wiki/Ovatoscutum).

Sebbene in un primo tempo questa impronta fosse stata interpretata da Waggoner da appartenente ad una forma ancestrale dei sifonofori (Phylum Cnidaria , famiglia Chondroplidae), Fedonkin (1985, 2002) recentemente  ha suggerito che possa essere classificato come una forma appartenente ai proarticolati, imparentato con dickinsonomorfi come Dickinsonia, Yorgia, Cyanorus, Precambridium...

Da consultare riguardo Plectodiscus questo lavoro:
Yochelson E. L., Sturmer W. and Stanley G. D. 1983. Plectodiscus discoideus (Rauff): a redescription of a chondrophorine from the Early Devonian Hunsrück Slate, West Germany. Palaeontologische Zeitschrift, v.37, pp.39-68.

Plectodiscus discoideus

I sifonofori (siphonophores)  vellelidi sono idrozoi coloniali caratterizzati da una base galleggiante medusoide (pneumatoforo) e da una colonia polipoide sospesa, composta da  gastrozoidi, dactylozoidi e gonozoidi. La struttura galleggiante riempita di gas si conserva nelle forme fossili in genere come una struttura appiattita, ovoidale avente strutture concentriche. Questi idrozoi sono noti attualmente con il nome di “caravelle portoghesi”, e sono munite di una vela dorsale che permette di “navigare” seguendo le correnti marine (vedi ricostruzione a sinistra).
In seguito alla morte dell'organismo questa struttura puo' essere trasportata dalle correnti marine prima di essere seppelita definitivamente (o decomposta). I celenterati fossili ascritti a questo gruppo sono generalmente rari e pochi sono gli esemplari che sono stati estratti da questi argilloscisti.

Ovatoscutum concentricum

Bibliografia e link utili:

http://www.trilobites.info/Hunsruck.htm
http://palaeo.gly.bris.ac.uk/Palaeofiles/Lagerstatten/Hunsruck/index.html
http://www.fossilmuseum.net/Fossil_Sites/Bundenbach/Bundenbach.htm
http://www.hunsnet.de/fh/suedkamp/uk/articles.htm
http://www.bundenbachfossilien-freunde.de/eingang_uk.htm
http://www.bundenbachfossilien.de/EN/home/
http://bjr.birjournals.org/cgi/reprint/77/917/420.pdf

http://www.blackwell-synergy.com/links/doi/10.1111/1475-4983.00212
http://www.jstor.org/stable/1302809?seq=1 


The fossils of the Hunsrück Slate. Marine Life in the Devonian by Bartels, C, Briggs, D, AND Brassel, G., Cambridge University Press. 1998